Intervista Tris Scuola Calcio.

Intervista Tris Scuola Calcio.

Intervista tris questa sera, Antonio Fava, Metteo Urilli e Fabrizio De Bernardinis intervistati da Daniele Muraro 28/04/2021

Buonasera Mister, questa sera ospiti di questo spazio interviste “The Day After” con l’auspicio che la situazione possa soltanto migliorare.

Passiamo subito al sodo comunque, per cui iniziamo:

Che tipo di problematiche dovute al Covid hai incontrato durante questo lungo periodo?

Urilli:

Buonasera, prima di tutto volevo rivolgere un pensiero virtuale a tutte le persone che hanno dovuto affrontare la situazione della pandemia da Covid-19 in prima persona con la loro famiglia.

Passando subito oltre, diciamo che se dovessi trovare una, fra tutte le varie problematiche che ci sono state, la identificherei e la porterei alla luce nella mancanza di confronto con l’avversario, e quindi mancanza di competizione, competizione che inevitabilmente questo calcio “adattato al Covid” ha annullato in toto.

Tutti noi istruttori, ma soprattutto tutti i ragazzi della scuola calcio e dell’agonistica, aspettavamo con gioia l’appuntamento settimanale di confronto con l’avversario, sia per valutare il lavoro settimanale, sia per lo stimolo e la gioia che ti dà proprio il confronto in sé.

È chiaro quindi che questo fra tutti è il fulcro dei problemi secondo me, e neanche la nostra passione e il nostro impegno come allenatori, nel cercare di disegnare comunque sempre attività stimolanti, possono sostituire quella gioia di cui parlavo prima.

Matteo Urilli.

Fava:

Ognuno affronta la situazione secondo il proprio vissuto esistenziale e professionale, che per praticità potremmo indicare come un laconico “ PRE – COVID“. L’umanità è abituata a darsi dei paletti e direi che potremmo partire da questo “ paletto”. È questa quindi la criticità primaria. Scovare energie recondite per se stessi in funzione dei ragazzi. Trasmettere sempre e comunque positività nonostante tutto. Non è stato facile e non è agevole ma è un dovere averci provato e continuare a farlo nell’interesse unico e fondamentale del benessere psicofisico dei ragazzi con cui ho il piacere di confrontarmi ogni giorno perché il confronto è il sale dell’apprendimento.

Antonio Fava.

De Bernardinis:

Premetto dicendo che la società ci ha fornito tutto il materiale per farci lavorare nel migliore dei modi e in sicurezza, fornendoci mascherine, installando colonnine di disinfettante per tutto il centro sportivo e anche un termo scanner per la misurazione della temperatura. Per quanto riguarda il lavoro sul campo, inizialmente è stata dura far capire ai bambini di sostenere un allenamento senza contatto fisico e mantenendo il distanziamento, ma devo dire che i ragazzi sono stati intelligenti e collaborativi nell’attuare le nuove regole nonostante la loro giovane età. Ovviamente la voglia di fare un contrasto, di fare una partita  o semplicemente abbracciarsi è stata tanta visto che i pulcini 2010 sono un gruppo molto unito, ma siamo riusciti a fargli capire l’importanza di queste restrizioni.

Fabrizio De Bernardinis

Come avete impostato ed organizzato il lavoro in un periodo così complicato?

Urilli:

Per quanto mi riguarda in maniera diretta con gli Esordienti 2008, ho cercato, insieme a Marco Carliseppe che allena insieme a me in questa categoria, di creare allo stesso modo allenamenti stimolanti in ogni occasione.

Abbiamo sfruttato questo periodo di tempo per approfondire al meglio i gesti tecnici e concentrarci quindi sul miglioramento della qualità individuale dei ragazzi.

A questo proposito è stato molto importante l’investimento fatto dalla società, che ci ha permesso di inserire all’interno degli allenamenti attività nuove e stimolanti, utilizzando le paretine della KickBack.

Oltre a questo strumento importante per stimolare la voglia dei ragazzi di mettersi in gioco ad ogni allenamento, è stato importante il nostro atteggiamento, infatti abbiamo sempre cercato di essere positivi e di motivare nella maniera giusta i nostri ragazzi, anche se non è stato semplice per noi, ma credo che abbiamo fatto lo stesso un buon lavoro.

Per riassumere posso dire che c’è stato un approfondimento sul dominio della palla, sulla ricezione, sulla trasmissione della stessa e sulla finalizzazione, cercando di utilizzare superfici e modalità di gioco differenti per evitare una ripetitività eccessiva, e quindi un allenamento più noioso.

Fava:

In questo periodo particolare dove per un istruttore che si rapporta con una fascia di età di bambini che all’inizio della pandemia si sono trovati ad affrontare disagi e difficoltà inedite, senza possedere gli strumenti emotivi per decifrare quello che stava accadendo intorno a loro, è stato sicuramente un momento in cui rimettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort data dall’esperienza e dalla routine, ha comportato la necessità di dover abbandonare la seduta classica che si utilizzava, per andare a focalizzarsi e a concentrarsi sugli aspetti di tecnica individuale che spesso tralasciamo, ma che sono alla base del gioco.

Abbiamo lavorato, sempre con la supervisione e il confronto continuo del nostro Resp. Roberto Imbimbo, sul perfezionamento di alcuni aspetti fondamentali inerenti al controllo e dominio della palla. A tal proposito abbiamo anche realizzato, delle sedute straordinarie di tecnica individuale, per alcuni bambini che hanno voluto aderire, utilizzando delle strutture particolari che la Società ha messo a disposizione sia degli utenti che per tutto lo staff della scuola calcio. 

De Bernardinis:

Il lavoro è stato praticamente rivoluzionato a pieno, come ho detto abbiamo tolto la partitella finale sostituendola con attività individuali, come una gara di punizioni o rigori, passando anche da un calcio tennis.

In pratica abbiamo provato in tutti i modi di mantenere alto il livello di divertimento. Inoltre ci siamo concentrati molto di più su quegli aspetti che venivano stimolati in percentuale minore, come la tecnica individuale o le posture del calciatore. nonostante tutto devo dire che sono migliorati molto.

Come vi siete trovati nella società Bianco-Rossa del Ponte Di Nona e con un occhio ad un futuro sicuramente migliore, cosa vi aspettate?

Urilli:

La realtà di Ponte di Nona la conosco da ormai tre anni, e posso solamente parlarne in maniera positiva. Ci sono arrivato quasi per caso, grazie ad un mio amico che lavorava insieme a me, e non posso fare altro che ringraziarlo per avermi portato a conoscere e a lavorare per questa società.

In merito all’organizzazione e all’attuazione dei protocolli, per garantire gli allenamenti in sicurezza, la società si è impegnata molto e ha offerto un impianto sportivo di qualità, da questo punto di vista sicuramente noi come istruttori ci siamo sentiti tutelati e sereni grazie all’impegno della famiglia Gaglio.

Per il futuro servono novità importanti, sia per garantire lo svolgimento di un attività calcistica regolare, sia per garantire la tutela della salute di tutti gli addetti ai lavori e dei nostri piccoli calciatori.

Al di là di questi aspetti organizzativi, che sicuramente non sono di mia competenza, il mio augurio è quello di ritrovare la serenità e la gioia che ti dà il calcio.

Mi riferisco proprio alla gioia di prendere un pallone, metterlo al centro del campo, e iniziare a giocare una partita nella quale ti confronti con un avversario, pronto a batterlo e a riconoscere il suo valore se invece vieni battuto.

È ora di ripartire, credo che tutti i nostri ragazzi lo meritino visto il momento molto triste che hanno dovuto affrontare.

Matteo Urilli

Fava:

La Società Ponte di Nona è una realtà storica di questa città. E’ una creatura plasmata a immagine e somiglianza del Presidente, che ha avuto la capacità imprenditoriale di giocare a carte scoperte con i “ mostri sacri” delle realtà conclamate da decenni a queste latitudini.

E’ un cammino pioneristico il suo, quello cioè di porsi in un contesto socialmente critico con lo scopo di dare una diversa opportunità ai ragazzi di quel quartiere. Abbiamo avuto il carattere, la volontà e la costanza di guardare sempre e comunque avanti. Come si esce da questo “ INCUBO”? Con il lavoro, tanto lavoro. Un lavoro di “qualità qualitativa” Alla cui base dobbiamo porre la serenità da infondere in tutto il movimento che ci compete, il Virus è una “questione di tutti” non esclusiva ferale di pochi. Ci aspettiamo quindi da tutti, i genitori in primis, una ripartenza a testa alta.

Il calcio, quello professionistico, va verso una determinata direzione, che a mio avviso è sempre più vicina al baratro avendo venduto l’anima al dio denaro. Sta a noi “Calcio dilettantistico” far risorgere questa passione che provano a sotterrare da tempo… troppo tempo francamente…

De Bernardinis:

Sono arrivato in questa società nel 2017, e fin da subito mi sono trovato bene. Ponte Di Nona è una famiglia: lo staff è molto unito, tra istruttori c’è stato subito feeling, come con il direttore Imbimbo. Qui sono cresciuto molto, ricoprendo vari ruoli in diverse categorie, dai piccoli amici fino agli allievi (dove svolgo il ruolo di preparatore) passando per i pulcini. Mi hanno dato anche la possibilità di svolgere il corso da allenatore Licenza C. In aggiunta, faccio parte anche del progetto calcio integrato con la ONLUS “I Colori Di Matteo”.Spero di rimanere qui a lungo visto il progetto importante che la famiglia Gaglio ha i mente di attuare. Io ho molta fiducia nel vicepresidente Mimmo che ha grandi idee e tanta tanta passione.

Antonio Fava e Fabrizio De Bernardinis

Ringrazio i tre istruttori per la disponibilità.

Intervista a cura di ©Daniele Muraro.

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